La mia esperienza con scienze giuridiche si è conclusa.
Passo a scienze politiche all'età di 24 anni.
Tempo quindi di fare un resoconto, rintracciare qualche colpa, riconoscere qualche problema ed anche qualche handicap.
Sicuramente un handicap che ha giocato molto sono state le amicizie. Quelle che ho e quelle che mancavano. Quelle che ho sono perfette sotto molti punti di vista, ma in tutti i miei amici manca la voglia di studiare (come anche a me, ma questo lo vediamo dopo). Questo rileva molto, perchè viene a mancare una spinta che reputo importante. Il semplice sentirsi dire "no, oggi non esco perchè studio" detto da un amico ha un peso forte. Raramente ho sentito frasi del genere, ed io, eccezion fatta per la settimana precedente l'esame, non la dico abitualmente.
Ma poche palle, il problema principale è che lo studio del diritto comporta un impegno che io non ho mai dimostrato, ne alle medie, ne al liceo. Dopotutto sono uscito dalle medie con un "buono" e dal liceo con un 73 (che ho odiato perchè non saprò mai quanto sarei stato valutato oggettivamente... in quel 73 quanti punti sono di mio padre?). Non ho mai quindi dimostrato attitudine allo studio eppure su di me gravavano aspettative che reputo tutt'ora frutto più di fantasia che di realismo.
Quali erano queste aspettative? Un figlio che desse soddisfazioni, quindi che rivoluzionasse se stesso dopo la maturità, concludendo l'università in tempi corretti, con una laurea di giurisprudenza e che poi trovasse una ragazza magari con una laurea simile in maniera da creare una sorta di coppia benestante e che non desse preoccupazioni.
Nella realtà ho continuato il mio trend che iniziai alle medie: studiare il minimo. La ragazza? Per me è perfetta, ma in casa mia sento che esiste una sorta di tacita critica "ne potevi trovare un'altra", a dir la verità solo da mia madre. Perchè? Perchè non è laureata, perchè è del sud, perchè teme non ci sia futuro, perchè teme che lei stia con me più per interesse che per amore. Almeno, questo sono le cagate che pensa mia mamma.
Queste aspettative hanno giocato un ruolo fondamentale, oltre che nella scelta dell'università, soprattutto abbinate alla mia indecisione e insicurezza. Così accadde che, nonostante l'idea di cambiare facoltà fosse già matura da un anno e mezzo essa venne esternata solamente un 3 o 4 mesi fa.
Qui arriviamo ad un altro punto cruciale: la mia insicurezza. Dubbi su ogni aspetto futuro della mia vita. Forse per questo inconsciamente temporeggio rimanendo all'università: perchè ciò che mi viene descritto come seguito è disoccupazioni, lavori di merda... come fa una persona a voler studiare se dopo la laurea c'è solo merda? Non lo capisco.
Un'altra remora che ho riguarda il giudizio altrui, compreso quello dei miei genitori. Mi sento perennemente valutato, perennemente paragonato a mia sorella. Non invidio nulla a lei, la ammiro moltissimo e basta, ma questo sfugge ai miei genitori che alle volte mi parlano come se sottointendessero che io DEVO invidiare mia sorella: "ma come fai a star bene, tua sorella si è laureata ed è medico, tu nemmeno la laurea". Non capisco perchè mi parlino di mia sorella, il punto è che io non ho la laurea, non cosa possiede mia sorella.
Inoltre esigono da me un impegno che dimostro ma che viene perennemente svalutato anzichè incentivato. Ogni mio sforzo non basta mai o non serve, non importa. non so se sia una strategia per spronarmi a far di più, di certo non funziona perchè io preferirei comprensione e non critiche.
Ora ho iniziato Scienze Politiche, mio padre quando mi parla ha in faccia una espressione che parla da solo "guardati, fallito, niente laurea e ancora vorresti poterti difendere?". Ogni mia richiesta pare vada controbilanciata, con una critica o con una accusa. Così perdo ogni capaità di organizzarmi: ho un giorno in cui non ho da studiare, voglio andare in piscina. No, guai, perchè una persona come me non deve perder tempo, deve studiare. Così sto in casa a far niente un intero pomeriggio, ma almeno loro sono contenti e non si arrabbiano.
Nella realtà è una cosa stupida perchè mi avvilisce e non porta certo a conseguenze di rilievo positive..anzi, credo che a lungo termine si svilupperanno in me tendenze imprevedibili, alle volte temo di divenir depresso con l'età.
Insomma, in acasa mia mi parlano come se mi fossi rovinato la vita, mia madre mi configura un futuro di merda ed io sono totalmente perso, sempre a casa da solo.
Spesso penso che forse una vita da francescano sarebbe ciò che meglio si adatterebbe al mio carattere indeciso perchè mi porterebbe a fare l'unica cosa in cui credo fortemente: fare del bene agli altri. Mi disinteresserei di ogni aspetto esteriore, di ogni probema con il lavoro...
08 luglio 2008
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