Questo blog si conclude qui.
Mi ha seguito in questi anni ansiosi, insoddisfacenti sotto alcuni punti di vista. I miei interessi sono cambiati, il mio percorso universitario è cambiato. La mia età è cambiata.
Mi sposto.
28 agosto 2008
08 luglio 2008
Un cambiamento
La mia esperienza con scienze giuridiche si è conclusa.
Passo a scienze politiche all'età di 24 anni.
Tempo quindi di fare un resoconto, rintracciare qualche colpa, riconoscere qualche problema ed anche qualche handicap.
Sicuramente un handicap che ha giocato molto sono state le amicizie. Quelle che ho e quelle che mancavano. Quelle che ho sono perfette sotto molti punti di vista, ma in tutti i miei amici manca la voglia di studiare (come anche a me, ma questo lo vediamo dopo). Questo rileva molto, perchè viene a mancare una spinta che reputo importante. Il semplice sentirsi dire "no, oggi non esco perchè studio" detto da un amico ha un peso forte. Raramente ho sentito frasi del genere, ed io, eccezion fatta per la settimana precedente l'esame, non la dico abitualmente.
Ma poche palle, il problema principale è che lo studio del diritto comporta un impegno che io non ho mai dimostrato, ne alle medie, ne al liceo. Dopotutto sono uscito dalle medie con un "buono" e dal liceo con un 73 (che ho odiato perchè non saprò mai quanto sarei stato valutato oggettivamente... in quel 73 quanti punti sono di mio padre?). Non ho mai quindi dimostrato attitudine allo studio eppure su di me gravavano aspettative che reputo tutt'ora frutto più di fantasia che di realismo.
Quali erano queste aspettative? Un figlio che desse soddisfazioni, quindi che rivoluzionasse se stesso dopo la maturità, concludendo l'università in tempi corretti, con una laurea di giurisprudenza e che poi trovasse una ragazza magari con una laurea simile in maniera da creare una sorta di coppia benestante e che non desse preoccupazioni.
Nella realtà ho continuato il mio trend che iniziai alle medie: studiare il minimo. La ragazza? Per me è perfetta, ma in casa mia sento che esiste una sorta di tacita critica "ne potevi trovare un'altra", a dir la verità solo da mia madre. Perchè? Perchè non è laureata, perchè è del sud, perchè teme non ci sia futuro, perchè teme che lei stia con me più per interesse che per amore. Almeno, questo sono le cagate che pensa mia mamma.
Queste aspettative hanno giocato un ruolo fondamentale, oltre che nella scelta dell'università, soprattutto abbinate alla mia indecisione e insicurezza. Così accadde che, nonostante l'idea di cambiare facoltà fosse già matura da un anno e mezzo essa venne esternata solamente un 3 o 4 mesi fa.
Qui arriviamo ad un altro punto cruciale: la mia insicurezza. Dubbi su ogni aspetto futuro della mia vita. Forse per questo inconsciamente temporeggio rimanendo all'università: perchè ciò che mi viene descritto come seguito è disoccupazioni, lavori di merda... come fa una persona a voler studiare se dopo la laurea c'è solo merda? Non lo capisco.
Un'altra remora che ho riguarda il giudizio altrui, compreso quello dei miei genitori. Mi sento perennemente valutato, perennemente paragonato a mia sorella. Non invidio nulla a lei, la ammiro moltissimo e basta, ma questo sfugge ai miei genitori che alle volte mi parlano come se sottointendessero che io DEVO invidiare mia sorella: "ma come fai a star bene, tua sorella si è laureata ed è medico, tu nemmeno la laurea". Non capisco perchè mi parlino di mia sorella, il punto è che io non ho la laurea, non cosa possiede mia sorella.
Inoltre esigono da me un impegno che dimostro ma che viene perennemente svalutato anzichè incentivato. Ogni mio sforzo non basta mai o non serve, non importa. non so se sia una strategia per spronarmi a far di più, di certo non funziona perchè io preferirei comprensione e non critiche.
Ora ho iniziato Scienze Politiche, mio padre quando mi parla ha in faccia una espressione che parla da solo "guardati, fallito, niente laurea e ancora vorresti poterti difendere?". Ogni mia richiesta pare vada controbilanciata, con una critica o con una accusa. Così perdo ogni capaità di organizzarmi: ho un giorno in cui non ho da studiare, voglio andare in piscina. No, guai, perchè una persona come me non deve perder tempo, deve studiare. Così sto in casa a far niente un intero pomeriggio, ma almeno loro sono contenti e non si arrabbiano.
Nella realtà è una cosa stupida perchè mi avvilisce e non porta certo a conseguenze di rilievo positive..anzi, credo che a lungo termine si svilupperanno in me tendenze imprevedibili, alle volte temo di divenir depresso con l'età.
Insomma, in acasa mia mi parlano come se mi fossi rovinato la vita, mia madre mi configura un futuro di merda ed io sono totalmente perso, sempre a casa da solo.
Spesso penso che forse una vita da francescano sarebbe ciò che meglio si adatterebbe al mio carattere indeciso perchè mi porterebbe a fare l'unica cosa in cui credo fortemente: fare del bene agli altri. Mi disinteresserei di ogni aspetto esteriore, di ogni probema con il lavoro...
Passo a scienze politiche all'età di 24 anni.
Tempo quindi di fare un resoconto, rintracciare qualche colpa, riconoscere qualche problema ed anche qualche handicap.
Sicuramente un handicap che ha giocato molto sono state le amicizie. Quelle che ho e quelle che mancavano. Quelle che ho sono perfette sotto molti punti di vista, ma in tutti i miei amici manca la voglia di studiare (come anche a me, ma questo lo vediamo dopo). Questo rileva molto, perchè viene a mancare una spinta che reputo importante. Il semplice sentirsi dire "no, oggi non esco perchè studio" detto da un amico ha un peso forte. Raramente ho sentito frasi del genere, ed io, eccezion fatta per la settimana precedente l'esame, non la dico abitualmente.
Ma poche palle, il problema principale è che lo studio del diritto comporta un impegno che io non ho mai dimostrato, ne alle medie, ne al liceo. Dopotutto sono uscito dalle medie con un "buono" e dal liceo con un 73 (che ho odiato perchè non saprò mai quanto sarei stato valutato oggettivamente... in quel 73 quanti punti sono di mio padre?). Non ho mai quindi dimostrato attitudine allo studio eppure su di me gravavano aspettative che reputo tutt'ora frutto più di fantasia che di realismo.
Quali erano queste aspettative? Un figlio che desse soddisfazioni, quindi che rivoluzionasse se stesso dopo la maturità, concludendo l'università in tempi corretti, con una laurea di giurisprudenza e che poi trovasse una ragazza magari con una laurea simile in maniera da creare una sorta di coppia benestante e che non desse preoccupazioni.
Nella realtà ho continuato il mio trend che iniziai alle medie: studiare il minimo. La ragazza? Per me è perfetta, ma in casa mia sento che esiste una sorta di tacita critica "ne potevi trovare un'altra", a dir la verità solo da mia madre. Perchè? Perchè non è laureata, perchè è del sud, perchè teme non ci sia futuro, perchè teme che lei stia con me più per interesse che per amore. Almeno, questo sono le cagate che pensa mia mamma.
Queste aspettative hanno giocato un ruolo fondamentale, oltre che nella scelta dell'università, soprattutto abbinate alla mia indecisione e insicurezza. Così accadde che, nonostante l'idea di cambiare facoltà fosse già matura da un anno e mezzo essa venne esternata solamente un 3 o 4 mesi fa.
Qui arriviamo ad un altro punto cruciale: la mia insicurezza. Dubbi su ogni aspetto futuro della mia vita. Forse per questo inconsciamente temporeggio rimanendo all'università: perchè ciò che mi viene descritto come seguito è disoccupazioni, lavori di merda... come fa una persona a voler studiare se dopo la laurea c'è solo merda? Non lo capisco.
Un'altra remora che ho riguarda il giudizio altrui, compreso quello dei miei genitori. Mi sento perennemente valutato, perennemente paragonato a mia sorella. Non invidio nulla a lei, la ammiro moltissimo e basta, ma questo sfugge ai miei genitori che alle volte mi parlano come se sottointendessero che io DEVO invidiare mia sorella: "ma come fai a star bene, tua sorella si è laureata ed è medico, tu nemmeno la laurea". Non capisco perchè mi parlino di mia sorella, il punto è che io non ho la laurea, non cosa possiede mia sorella.
Inoltre esigono da me un impegno che dimostro ma che viene perennemente svalutato anzichè incentivato. Ogni mio sforzo non basta mai o non serve, non importa. non so se sia una strategia per spronarmi a far di più, di certo non funziona perchè io preferirei comprensione e non critiche.
Ora ho iniziato Scienze Politiche, mio padre quando mi parla ha in faccia una espressione che parla da solo "guardati, fallito, niente laurea e ancora vorresti poterti difendere?". Ogni mia richiesta pare vada controbilanciata, con una critica o con una accusa. Così perdo ogni capaità di organizzarmi: ho un giorno in cui non ho da studiare, voglio andare in piscina. No, guai, perchè una persona come me non deve perder tempo, deve studiare. Così sto in casa a far niente un intero pomeriggio, ma almeno loro sono contenti e non si arrabbiano.
Nella realtà è una cosa stupida perchè mi avvilisce e non porta certo a conseguenze di rilievo positive..anzi, credo che a lungo termine si svilupperanno in me tendenze imprevedibili, alle volte temo di divenir depresso con l'età.
Insomma, in acasa mia mi parlano come se mi fossi rovinato la vita, mia madre mi configura un futuro di merda ed io sono totalmente perso, sempre a casa da solo.
Spesso penso che forse una vita da francescano sarebbe ciò che meglio si adatterebbe al mio carattere indeciso perchè mi porterebbe a fare l'unica cosa in cui credo fortemente: fare del bene agli altri. Mi disinteresserei di ogni aspetto esteriore, di ogni probema con il lavoro...
08 maggio 2008
Omaggio
Oggi ho fatto un video, sono soddisfatto del risultato.
Una preghiera, la più importante del cattolicesimo. Il Padre Nostro recitato da Giovanni Paolo II.
Una preghiera, la più importante del cattolicesimo. Il Padre Nostro recitato da Giovanni Paolo II.
Un uomo venuto da molto lontano,
neglio occhi il ricordo dei campi di grano,
il vento di Auschwitz portava nel cuore
e intanto scriveva pesie d'amore,
amore che nasce dentro il cuore dell' uomo
per ogni altro uomo.
Un uomo venuto da molto lontano,
stringeva il dolore e un libro nella mano
qualcuno ha sparato ed io quel giorno ho pianto,
ma tutto il mondo gli è rimasto accanto:
quel giorno il mondo ha ritrovato il cuore,
la verità non muore.
Un uomo che parte, vestito di bianco,
per mille paesi e non sembra mai
stanco,
ma dentro i suoi occhi un dolore profondo:
vedere il cammino diverso del mondo,
la guerra e la gente che cambia il suo cuore,
la verità che muore.
Va', dolce grande uomo, va'.
Va', parla della libertà.
Va' dove guerra, fame e povertà
hanno ucciso anche la dignità.
Va' e ricorda a questo cuore mio
che Caino sono pure io.
Dall'Est è arrivato il primo squillo di tromba, il mondo si ferma... c'è qualcosa che cambia,
un popolo grida: Noi vogliamo Dio,
la libertà è solo un dono suo.
Tu apri le braccia e incoraggi i figli
ad essere fratelli.
Va', dolce grande uomo, va'.
Va', parla della libertà.
Va' dove l''uomo ha per sorella
solo lebbra e mosche sulle labbra.
Va' e ricorda a questo cuore mio
che Caino sono pure io.
neglio occhi il ricordo dei campi di grano,
il vento di Auschwitz portava nel cuore
e intanto scriveva pesie d'amore,
amore che nasce dentro il cuore dell' uomo
per ogni altro uomo.
Un uomo venuto da molto lontano,
stringeva il dolore e un libro nella mano
qualcuno ha sparato ed io quel giorno ho pianto,
ma tutto il mondo gli è rimasto accanto:
quel giorno il mondo ha ritrovato il cuore,
la verità non muore.
Un uomo che parte, vestito di bianco,
per mille paesi e non sembra mai
stanco,
ma dentro i suoi occhi un dolore profondo:
vedere il cammino diverso del mondo,
la guerra e la gente che cambia il suo cuore,
la verità che muore.
Va', dolce grande uomo, va'.
Va', parla della libertà.
Va' dove guerra, fame e povertà
hanno ucciso anche la dignità.
Va' e ricorda a questo cuore mio
che Caino sono pure io.
Dall'Est è arrivato il primo squillo di tromba, il mondo si ferma... c'è qualcosa che cambia,
un popolo grida: Noi vogliamo Dio,
la libertà è solo un dono suo.
Tu apri le braccia e incoraggi i figli
ad essere fratelli.
Va', dolce grande uomo, va'.
Va', parla della libertà.
Va' dove l''uomo ha per sorella
solo lebbra e mosche sulle labbra.
Va' e ricorda a questo cuore mio
che Caino sono pure io.
28 aprile 2008
Coincidenze
Sono davanti ad un muro, non ad un bivio. Il bivio mi interrogava 5 anni fa "dove vai?". Probabilmente non risposi e presi la via apparentemente più comoda, effettivamente rivelatasi poi lunga.
Ora ho un muro davanti a me. Non posso scegliere, bisogna arrampicarsi e cadere dall'altra parte, senza sapere cosa ci sia.
Un grosso problema, si cade in un timore costante, che si nutre e cresce di mille incertezze.
Cambiare città, cambiare metodo di studio, amicizie, perdere molte abitudini... eppure pare una reale possibilità. Il futuro non lo scegliamo noi, siamo obliterati dalla società che ci offre "alcuni" possibili futuri. Nella realtà poche cose però mi importano: fede, amore per la famiglia.
Tuttavia queste dipendono inevitabilmente da molti fattori. Non può esistere una coppia senza guadagni, ciò che rende difficile e ristretta la vita alle volte impedisce anche l'amore. Vivere con preoccupazioni e timori non permette di godersi quelle naturali e semplici sensazioni che la vita offre. Questa la mia prima certezza, ottenere un lavoro, pregare perchè il mio amore cada e sia ricambiato su una persona che possa offrire anch'essa un contributo grande alla famiglia e che tale contributo sia frutto di un impegno finalizzato proprio a questo, e non a aspettative personali.
Non si deve però nemmeno cadere nella disperazione. La fede mi ricorda che la vita mortale è un momento, e comporta anche sofferenze. Ma è dopo la morte che inizia la vera vita. Sarebbe stupido quindi riempirsi di preoccupazioni riguardanti un futuro così incerto e che non merita certo danaro o bella vita, ma godimento dei piaceri semplici, come la famiglia e l'amore. Una attesa.
Saran tempi difficili i prossimi, ci saranno mille incomprensioni e tensioni in famiglia e negli affetti, nervosismi e insofferenze. Eppure tutto è necessario per il mio avvenire.
Prego sempre Dio che mi aiuti, e sono certo che l'ha fatto. L'ha fatto esaudendo molte mie preghiere. Giusto ieri, presa la particola ho pregato perchè mi si desse la forza di parlare della mia disastrosa situazione con mia madre. Ho pregato perchè ella potesse capire. Così è stato.
Non solo, in un passato non tanto remoto diverse coincidenze mi colpirono.
Trovai un signore in stazione. Sulla cinquantina, vestito in maniera disadatta per la stagione. Emanava un forte odore di dopobarba di quelli che si comprano per pochi euro al supermercato. Attaccò discorso proprio con me, non con l'altra ventina di persone in stazione al mio fianco. Parlando mi disse che anche lui fece giurisprudenza, mi disse che non superò mai diritto privato e dovette lasciare gli studi. Stava aspettando il treno per recarsi a vendemmiare. Quell'immagine mi terrorizzò.
Pochi giorni fa, invece, ero in spiaggia, leggevo un libro. Anzi, meglio, guardavo un libro. Guardando la sabbia notai una coccinella che arrancava. probabilmente era stata colpita da degli spruzzi d'acqua e le sue ali erano spiegate, fuori dal suo gusci. Scivolava sulla sabbia, non riusciva a procedere bloccata da quelle che per lei erano dune di un deserto. Puntava verso di me. Mi prese un forte senso di disagio perchè potevo concretamente aiutarla, e sistemarla in un punto per lei più agevole, togliendola anche dal sole. Passai diversi minuti guardandola e chiedendomi cosa fosse giusto fare. Dopotutto la natura fa il suo corso e il mio poteva esser un eccesso di buonismo.
Nella realtà non era questo, era insofferenza mia di fronte ad una situazione in cui potevo agire, sapevo come agire ma non sapevo SE agire. Provai un lieve fastidio che placai portando la coccinella sul mio asciugamano. Lei continuava ad avanzare verso di me. Scocciato decisi di ributtarla nella sabbia. iniziò a cadere, a scivolare rimanendo capovolta. Alla fine camminando sparì sotto il mio asciugamano.
Mi tranquillizzai anche se sapevo che avrei potuto schiacciarla inavvertitamente qualche secondo dopo con un mio qualsiasi movimento.
La morale? Che la mente umana, almeno la mia, non funziona come pensavo. Non solo, quella coccinella sembrava una persona, in difficoltà, vista, quindi aiutata per dovere. Ma ciò che ebbe rilievo non fu tanto la sua salvezza piuttosto il desiderio di aiutare. Dopo averlo esternato nulla più importava, perchè la coccinella è sparita dalla vista. Mentre la sua condizione di fatica e futura morte è rimasta immutata.
Ora ho un muro davanti a me. Non posso scegliere, bisogna arrampicarsi e cadere dall'altra parte, senza sapere cosa ci sia.
Un grosso problema, si cade in un timore costante, che si nutre e cresce di mille incertezze.
Cambiare città, cambiare metodo di studio, amicizie, perdere molte abitudini... eppure pare una reale possibilità. Il futuro non lo scegliamo noi, siamo obliterati dalla società che ci offre "alcuni" possibili futuri. Nella realtà poche cose però mi importano: fede, amore per la famiglia.
Tuttavia queste dipendono inevitabilmente da molti fattori. Non può esistere una coppia senza guadagni, ciò che rende difficile e ristretta la vita alle volte impedisce anche l'amore. Vivere con preoccupazioni e timori non permette di godersi quelle naturali e semplici sensazioni che la vita offre. Questa la mia prima certezza, ottenere un lavoro, pregare perchè il mio amore cada e sia ricambiato su una persona che possa offrire anch'essa un contributo grande alla famiglia e che tale contributo sia frutto di un impegno finalizzato proprio a questo, e non a aspettative personali.Non si deve però nemmeno cadere nella disperazione. La fede mi ricorda che la vita mortale è un momento, e comporta anche sofferenze. Ma è dopo la morte che inizia la vera vita. Sarebbe stupido quindi riempirsi di preoccupazioni riguardanti un futuro così incerto e che non merita certo danaro o bella vita, ma godimento dei piaceri semplici, come la famiglia e l'amore. Una attesa.
Saran tempi difficili i prossimi, ci saranno mille incomprensioni e tensioni in famiglia e negli affetti, nervosismi e insofferenze. Eppure tutto è necessario per il mio avvenire.
Prego sempre Dio che mi aiuti, e sono certo che l'ha fatto. L'ha fatto esaudendo molte mie preghiere. Giusto ieri, presa la particola ho pregato perchè mi si desse la forza di parlare della mia disastrosa situazione con mia madre. Ho pregato perchè ella potesse capire. Così è stato.
Non solo, in un passato non tanto remoto diverse coincidenze mi colpirono.Trovai un signore in stazione. Sulla cinquantina, vestito in maniera disadatta per la stagione. Emanava un forte odore di dopobarba di quelli che si comprano per pochi euro al supermercato. Attaccò discorso proprio con me, non con l'altra ventina di persone in stazione al mio fianco. Parlando mi disse che anche lui fece giurisprudenza, mi disse che non superò mai diritto privato e dovette lasciare gli studi. Stava aspettando il treno per recarsi a vendemmiare. Quell'immagine mi terrorizzò.
Pochi giorni fa, invece, ero in spiaggia, leggevo un libro. Anzi, meglio, guardavo un libro. Guardando la sabbia notai una coccinella che arrancava. probabilmente era stata colpita da degli spruzzi d'acqua e le sue ali erano spiegate, fuori dal suo gusci. Scivolava sulla sabbia, non riusciva a procedere bloccata da quelle che per lei erano dune di un deserto. Puntava verso di me. Mi prese un forte senso di disagio perchè potevo concretamente aiutarla, e sistemarla in un punto per lei più agevole, togliendola anche dal sole. Passai diversi minuti guardandola e chiedendomi cosa fosse giusto fare. Dopotutto la natura fa il suo corso e il mio poteva esser un eccesso di buonismo.
Nella realtà non era questo, era insofferenza mia di fronte ad una situazione in cui potevo agire, sapevo come agire ma non sapevo SE agire. Provai un lieve fastidio che placai portando la coccinella sul mio asciugamano. Lei continuava ad avanzare verso di me. Scocciato decisi di ributtarla nella sabbia. iniziò a cadere, a scivolare rimanendo capovolta. Alla fine camminando sparì sotto il mio asciugamano.
Mi tranquillizzai anche se sapevo che avrei potuto schiacciarla inavvertitamente qualche secondo dopo con un mio qualsiasi movimento.
La morale? Che la mente umana, almeno la mia, non funziona come pensavo. Non solo, quella coccinella sembrava una persona, in difficoltà, vista, quindi aiutata per dovere. Ma ciò che ebbe rilievo non fu tanto la sua salvezza piuttosto il desiderio di aiutare. Dopo averlo esternato nulla più importava, perchè la coccinella è sparita dalla vista. Mentre la sua condizione di fatica e futura morte è rimasta immutata.
21 aprile 2008
08 aprile 2008
La mia vacanza a Livigno
Un'esperienza unica. Sono stato veramente bene e spero che si ripeta quest'anno. Totale autonomia, natura, accoglienza e una ragazza amorevole e dolce.
05 marzo 2008
Felice
Sono contento, con poco sforzo oggi ho fatto ciò che sentivo dover fare.
Ci son molte persone intorno a me, hanno un sacco di problemi, tutte. Anche io veramente, eppure bisogna esser in grado di vivere, capire che i problemi esistono ma non si vive di problemi. C'è il tempo per tutto. Un tempo per i problemi e un tempo in cui i problemi vanno lasciati dove stanno per dedicarsi a ciò che realmente importa. Dedicarsi all'unica cosa importante e certa.
Non fare questo è la causa di un problema ben maggiore che riguarda noi stessi e l'incapacità di comprendersi, rapportarsi e vivere.
Ci son molte persone intorno a me, hanno un sacco di problemi, tutte. Anche io veramente, eppure bisogna esser in grado di vivere, capire che i problemi esistono ma non si vive di problemi. C'è il tempo per tutto. Un tempo per i problemi e un tempo in cui i problemi vanno lasciati dove stanno per dedicarsi a ciò che realmente importa. Dedicarsi all'unica cosa importante e certa.
Non fare questo è la causa di un problema ben maggiore che riguarda noi stessi e l'incapacità di comprendersi, rapportarsi e vivere.
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